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L’ANTITRUST ALL’ATTACCO DEI LIBERI PROFESSIONISTI

L’Antitrust, con una lunga e articolata motivazione, ha inflitto una sanzione pecuniaria di 14.254 euro al Consiglio Nazionale dei Geologi. Si sarebbe reso "colpevole" di aver posto in essere intese restrittive della concorrenza volte ad indurre gli iscritti ad uniformare i rispettivi comportamenti economici utilizzando come riferimento la tariffa professionale.

La delibera sanzionatoria fa seguito all’indagine che l’Autorità aveva iniziato tempo addietro e relativa ai codici deontologici che gli Ordini avevano modulato dopo la conversione in legge del “decreto Bersani”. Nello specifico caso il CN dei Geologi, secondo l’Autorità, non avrebbe dovuto richiamare i liberi professionisti all’applicazione della tariffa per ottenere onorari equi e dignitosi; un'azione che, ponendosi in contrasto con la legge Bersani, di fatto avrebbe limitato la concorrenza tra gli iscritti e non favorire l’ingresso dei giovani alla professione.

Nelle valutazioni giuridiche relative allo status dei professionisti l’Antitrust eccepisce che trattandosi di soggetti che prestano stabilmente i loro servizi, a titolo oneroso e in forma indipendente, svolgono attività economica e quindi possono essere qualificati come imprese. Di conseguenza, secondo l’Antitrust, il C.N. dei Geologi, associando operatori economici qualificabili come imprese costituisce, a sua volta, un’associazione di imprese alla quale è applicabile la disciplina della concorrenza.

L’Antitrust, presieduta da Antonio Catricalà, non solo ignora il Titolo III, Capo II del C.C. ma si pone anche in palese antagonismo con le disposizioni dell’altra Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che ha riconfermato la piena legittimità della pubblica amministrazione a fare riferimento alle tariffe professionali.

Le opinioni di Catricalà, più volte espresse anche pubblicamente in trasmissioni televisive, ma senza contraddittorio, sono opinabili se non addirittura assurde quando annovera gli Ordini come “associazioni d’imprenditori” ignorando che le loro leggi istitutive hanno come fine principale la “tutela del titolo e della professione” a salvaguardia della fede pubblica.

Il provvedimento non sembra destinato a rimanere un caso isolato: l’inchiesta ha infatti messo sotto la lente d’ingrandimento altri Ordini ed è destinato a suscitare inquietanti interrogativi circa l’esito dell’interminabile percorso della riforma degli ordinamenti professionali. che, peraltro, non ha ancora trovato elementi di condivisione tra le iniziative parlamentari e i Consigli Nazionali degli Ordini ancora arroccati in difesa di anacronistici privilegi corporativi dimostrando una sostanziale incapacità nell’interpretare il ruolo che le professioni intellettuali saranno chiamate ad assolvere nelle continue evoluzioni della moderna società globalizzata.

Inoltre è inquietante perché offrirebbe il supporto ideologico-giuridico alle conclamate intenzioni della Confindustria e delle OO.SS. che ambiscono al variegato e vasto universo delle professioni intellettuali.

Non altrimenti potrebbe essere interpretato l’intervento della presidente Marcegaglia che nell’ultima assemblea confindustriale ha dedicato una non breve parte del suo discorso, con un duro attacco ai professionisti, sul tema delle tariffe minime e su quello delle barriere d’ingresso al mondo del lavoro giovanile, arrivando addirittura ad ammonire il Governo, con toni molto severi e quasi minacciosi, che gli industriali si metteranno di traverso e faranno opposizione dura nel caso di un ripensamento sulle norme liberalizzatici introdotte con la legge Bersani.

Perché l’Organizzazione sindacale degli Industriali entra a gamba tesa nelle questioni che riguardano attività e servizi professionali di natura intellettuale?

Perché Confindustria mostra tanto interesse alla riforma degli Ordini e manifesta preoccupazione per le resistenze dei liberi professionisti che temono di vedersi relegati in posizioni sempre più marginali e subalterne nel sistema produttivo del Paese?
Perché la proposta reintroduzione delle tariffe minime sollecitata dai professionisti, e che trova il favorevole consenso del Ministro Alfano e d’altri autorevoli esponenti del Pdl aprirebbe uno scenario “allarmante” nel processo di sviluppo economico e di modernizzazione del Paese che tanto faticosamente si tenta di realizzare?

L’interesse di Confindustria è solo un contributo dialettico alla soluzione di un problema che da anni è dibattuto nelle aule parlamentari o nasconde altri e non confessabili obiettivi?

E’ poco noto che da tantissimo tempo la vasta area del mondo professionale è fertile terreno di conquista da parte delle società aderenti all’OICE (organizzazioni d’ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica) che è operativa nella Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e che rappresenta le Imprese di servizi d’ingegneria e di consulenza tecnico-economica che spaziano nei più diversificati campi ad alto contenuto tecnologico. Sono servizi resi a supporto della grande industria, anche strategica, ma spesso sono anche concorrenti nelle attività di libera professione come accade nella progettazione e direzione lavori nelle opere pubbliche, favoriti in ciò dal quadro normativo che regola il sistema dei concorsi per l’affidamento degli incarichi banditi dalla pubblica amministrazione.

Ne è riprova una recente indagine del Consiglio Nazionale degli Ingegneri che dimostra come solo lo 0,5% dei concorsi di aggiudicazione sono stati conferiti a Liberi Professionisti, confermando, così, che le grandi Società d’Ingegneria arraffano a man bassa tutto il mercato dei lavori pubblici e privati lasciando alla massa dei Liberi Professionisti solo poche briciole.

Anche le Centrali Sindacali non sono indifferenti al mondo delle professioni avendo già occupato importanti spazi specialmente nel settore delle consulenze tecnico-amministrative con una fittissima rete di CAF diffusa su tutto il territorio nazionale.

Le pressanti sollecitazioni che provengono dalle organizzazioni confindustriali e sindacali hanno con chiara evidenza l’obbiettivo di eliminare l’attività professionale esercitata in forma autonoma con strutture di tipo imprenditoriale, da loro organizzate e dirette, in cui l’opera intellettuale è subordinata all’interesse del profitto economico. E in questa direzione, sia pure con diverse motivazioni e certamente non con spirito di parte, si muove l’Antitrust quando sostiene che la professione è impresa arrivando addirittura a concepire gli Ordini come “associazioni d’impresa” stravolgendo ideologicamente i principi sui quali il legislatore li ha regolamentati a tutela non degli iscritti negli Ordini ma proprio a salvaguardia degli interessi dei cittadini-utenti, che altrimenti sarebbero indifesi per oggettiva impossibilità ad affrontare il complesso e insidioso quadro legislativo.

Il ruolo del libero professionista si pone, con il bagaglio di specifiche capacità e competenze, come insostituibile baluardo difensivo delle inalienabili libertà dei cittadini.

Le tariffe minime, previste negli ordinamenti professionali e incautamente eliminate dall’On. Bersani - convertitosi alla dottrina liberista- furono emanate dal legislatore non già per limitare lo sviluppo economico dei Liberi Professionisti o per interdire l’accesso di tanti giovani laureati e diplomati al mondo del lavoro ma, al contrario, come uno strumento di garanzia per l’utente, pubblico o privato che a fronte di una prestazione intellettuale, e perciò intangibile, ha un riferimento certo di equa e giusta retribuzione strettamente collegata all’importanza dell’incarico, alla qualità del servizio, al decoro della professione e del cittadino professionista.

Non è neppure vero che la tariffa minima sia limitativa per l’accesso alla professione dei giovani perché rappresenta un calmiere che pone i “tutti” i professionisti sullo stesso livello di retribuzione, indipendentemente dalla loro anzianità di servizio o dalle loro capacità ed esperienze.

Il rapporto professionista/committente è un rapporto di carattere fiduciario e quindi l’elemento discrezionale e decisivo è commisurabile solo al curriculum professionale, autenticamente certificato, a convalida della capacità e la competenza acquisita per svolgere l’incarico affidato.

 

Andrea Maniscalco
Presidente del SINGEOP
V. Presidente Confprofessioni Lazio

 

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