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SINDACATO NAZIONALE DEI GEOLOGI PROFESSIONISTI

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CONVEGNO FEDERARCHITETTI
Napoli, 27-28 Novembre 2008-11-27
Palazzo dell’Innovazione e della Conoscenza

RELAZIONE DEL PRESIDENTE DEL SINGEOP

Nell’analisi delle relazioni che intercorrono tra i liberi professionisti e la Pubblica Amministrazione, occorre tener conto che gli aspetti economici non sono separati da quelli etici e da quelli politici.
I liberi professionisti dell'area tecnica (Agronomi, Architetti, Geologi, Geometri, Ingegneri e Periti), svolgono gran parte dell’attività con incarichi direttamente conferiti dalla P.A. mediante concorsi pubblici e con Aziende o Imprese appaltatrici di opere pubbliche.
La committenza privata, rappresenta per le nostre categorie un apporto molto marginale che pure, in ultima analisi, tiene ugualmente conto della P.A. per tutte le pratiche amministrative e burocratiche connesse alle realizzazioni delle diverse opere.

Noi Liberi Professionisti non possiamo quindi prescindere da corrette relazioni con l'Ente pubblico ed entrambi dobbiamo tenere conto del contesto delle vigenti normative di legge e regolamentari che spesso sono di difficoltosa lettura, quasi mai chiare e intellegibili nelle loro formulazioni, tanto da lasciare ampi spazi ad interpretazioni soggettive.

L'oggetto della analisi riguarda, in questa mia esposizione, l'ambito di applicazione delle prestazioni c.d. "sotto soglia comunitaria", ovvero quelle di importo inferiore a 100mila euro.
Lo scenario normativo è stato dapprima determinato dalla legge 62/2005, varata in conseguenza della procedura d'infrazione della Commissione europea, che aveva introdotto l'obbligo di rispettare negli affidamenti degli incarichi principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza.
Successivamente questi principi sono stati ripresi nel Codice dei contratti pubblici che impone che la procedura di selezione dei professionisti sia rivolta ad almeno cinque soggetti, se sussistono, in tale numero, aspiranti idonei.

Questi principi trovano giustificazione nel concetto di "buon andamento e imparzialità" che era già presente nell'articolo 97 della nostra Costituzione.
In buona sostanza le Amministrazioni devono garantire che:
- le procedure siano precedute da adeguata pubblicità affinché l'informazione possa raggiungere tutti quelli che sono potenzialmente interessati;
- le scelte effettuate nel corso della procedura siano predeterminate;
- l'avviso pubblicato deve contenere i criteri di scelta usati per la determinazione a favore di un concorrente.

E' palese che questi criteri debbono essere oggettivi e di immediato
riscontro:
in altre parole le "regole del gioco" devono essere conosciute e comprese da tutti i concorrenti in un momento antecedente alla fase di selezione.
Su questi principi la norma introdotta è assolutamente condivisibile.

Dove non possiamo essere d'accordo è nel concetto di concorrenza, laddove questa viene estesa ai liberi professionisti, agli studi professionali associati e alle società che altro non sono, queste, che società commerciali o addirittura finanziarie. Il principio della libera concorrenza vale quando i soggetti sono uguali. Nello specifico non v'è dubbio alcuno che le differenze sono sostanziali. Lo dimostra il fatto che negli affidamenti di incarichi sotto la soglia dei 20mila euro messi in gara dalla pubblica amministrazione (con particolare riferimento ai Comuni più piccoli, dove opera la stragrande maggioranza dei professionisti) non sono competitivi i professionisti più giovani, o meno organizzati, che hanno perciò gravi difficoltà di accesso al mondo del lavoro e della formazione.

Nell'insieme delle anomalie del sistema legislativo che sovrintende all'attività dei liberi professionisti dell'area tecnica e che improvvidamente sono state introdotte con la Legge 248/2006 (di conversione del famigerato Decreto Bersani) in nome di una presunta conformità ai principi comunitari, della libera circolazione delle persone e dei servizi, al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta e di comparazione delle prestazioni offerte, spicca l'abolizione dell'obbligatorietà delle tariffe e il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. Questa norma ha generato una perversa corsa al ribasso che ha raggiunto ormai livelli inaccettabili per il decoro della professione e che non permette un dignitoso tenore di vita per i professionisti e i loro familiari con conseguente scadimento della qualità delle prestazioni.
Le tariffe erano lo strumento di garanzia soprattutto per il cliente e l’eliminarne l'obbligatorietà è stato un gravissimo errore che ha penalizzato soprattutto i giovani, che sono la parte debole dei professionisti e che, con quel provvedimento, non sono più in grado di emergere, pena l'accettazione di condizioni economiche penalizzanti e indecorose. Da quel provvedimento hanno tratto vantaggio soltanto gli enti pubblici e le imprese private che impongono i compensi senza peraltro curarsi del livello qualitativo delle prestazioni.
Ma lo scadimento della qualità delle prestazioni, direttamente proporzionale all’eccesso dei ribassi, rappresenta anche, spesso, la causa predisponente i rischi per la sicurezza dei lavoratori e della collettività dei cittadini , eventi che purtroppo si verificano con pesanti perdite di vite umane e beni patrimoniali.
A che servono quindi le norme sulla sicurezza e la salute e le sanzioni, anche molto onerose, quando si accertano le inadempienze se poi la politica ostacola lo sviluppo delle professioni?
Il proponente legislatore, cioè l'allora Ministro Bersani, chiaramente pervaso da intenti ideologicamente avversi al mondo professionale e più in generale al mondo del lavoro autonomo (non si dimentichi che da sempre sono stati additati come i grandi serbatoi dell'evasione fiscale), si è dimostrato, con palese faziosità, persona profondamente ignorante della realtà delle libere professioni, particolarmente quelle tecniche, che svolgono la loro attività quasi esclusivamente per la pubblica amministrazione o per l'imprenditoria privata appaltatrice di opere pubbliche e quindi i compensi sono necessariamente assoggettati alla fatturazione e alla ritenuta alla fonte.

Indicare come evasori fiscali i liberi professionisti dell'area tecnica è una frode ideologica che non possiamo più tollerare.

In definitiva, non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo tollerare più che quanto attiene alla sfera economica del mondo professionale sia deciso senza il contributo delle rappresentanze sindacali delle categorie, che hanno dimostrato di essere attiva parte sociale, che rispetta e tutela il lavoro dei collaboratori con il Contratto Collettivo, liberamente concertato con le rappresentanze dei lavoratori.

 

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