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DECRETO BERSANI: NO all’abolizione delle tariffe
 

Il decreto n.223/06 emanato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 30 giugno …. “ha abrogato le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali: a) la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obbiettivi perseguiti; ….”

Il decreto è stato pubblicato nella G.U. n.153 del 4 luglio u.s. e dovrà essere convertito in legge entro il prossimo 3 settembre salvo voto contrario o modifiche apportate dal Parlamento.

L’opposizione del SINGEOP è stata manifestata alle autorità di governo già prima della pubblicazione nella G.U. ed è sostanziata da argomento che smontano le tesi in base alle quali l’attuale maggioranza di governo ritiene di aprire le professioni al mercato e alla concorrenza.

E’ evidente a chi per anni ha partecipato alle innumerevoli e improduttive riunioni nelle varie sedi istituzionali e non relativamente al progetto di riforma degli ordinamenti professionali il malcelato tentativo di arrivare all’abolizione degli Ordini con l’avallo dell’Europa. In realtà i poteri forti che dominano il sistema economico italiano, hanno intuito da parecchio che i servizi professionali sono un ricco affare e particolarmente nell’area tecnica il business è così appetibile che da molto tempo si sono attive le società d’ingegneria aderenti all’OICE e alla FITA (leggasi Confindustria) molte delle quali emanazioni della grande industria e che già lucrano sostanziosi guadagni con gli incarichi di progettazione e direzione lavori delle grandi opere e non solo quelle.

L’abolizione delle tariffe non incide sui gruppi organizzati che hanno ampi margini di manovra politica ed economica; colpisce la stragrande maggioranza dei liberi professionisti e non giova ai cittadini nell’illusione che il mercato dei servizi professionali elimini le barriere di accesso ai giovani e consolidi un più trasparente sistema di concorrenza.

Innanzi tutto, le tariffe quali strumenti di valutazione economica delle prestazioni professionali, non sono determinate dagli ordini ma decretate dal Ministero della Giustizia che ha sempre stabilito come e quando dovevano essere aggiornate e in ogni caso senza riguardo alcuno alle variazioni del costo della vita e del trend inflativo.

Certamente la struttura delle tariffe è inadeguata e avrebbe avuto necessità di una radicale revisione in armonia anche con prestazioni innovative ma era pur sempre il parametro di riferimento non solo per i liberi professionisti ma soprattutto per la committenza pubblica e privata.

Il provvedimento riformatore, pervicacemente voluto dal duo Bersani-Visco, riduce la figura del professionista a mero commerciante e la prestazione intellettuale a bene di consumo il cui valore è soltanto il prezzo più basso con pregiudizio della qualità.

Il Committente, se privato cittadino, si rivolge al professionista per specifici problemi di suo personale interesse e che non è in grado di risolvere da solo. Si instaura con il professionista un rapporto fiduciario fondato su principi (notorietà del professionista, competenza, onestà morale e intellettuale, qualità della prestazione) che esulano dal puro e semplice risparmio monetario. Il rapporto fiduciario a base dell’incarico viene contrattualizzato da una tariffa, ordinata dallo Stato e perciò stesso estranea alle parti.
Con il decreto Bersani che cosa accadrà? Che il Committente inizierà un’indagine conoscitiva alla ricerca del professionista più economico sul mercato similmente a quando esce di casa per fare shopping e dopo, a risultato acquisito ha diritto a non corrispondere il pattuito con la formula “insoddisfatto e non pagato”.

S’intraprende allora un tortuoso commino che porta dritto in tribunale (leggasi poi affollamento delle cause civili) e il giudice sarà costretto a nominare un C.T.U. che dovrà rispondere al quesito posto: chi ha ragione? Il C.T.U. dovrà entrare nel merito della prestazione e giudicare l’operato di un altro professionista ed emettere un parere. A parte l’etica e la deontologia sorge poi anche un altro problema: come sarà pagato l’incarico del C.T.U. se le tariffe giudiziarie sono nulle?

In materia di attività professionali nel settore delle opere pubbliche il Committente deve affidare l’esecuzione dei progetti e definire il quadro economico della spesa: per i lavori i costi sono stabiliti in base a prezziari approvati dalle amministrazioni, ma per le spese di progettazione da inserire nel quadro economico a quale strumento si farà riferimento?

L’abolizione delle tariffe e la pattuizione di compensi parametrati al raggiungimento degli obbiettivi prefissati (tema che non sempre dipende dalla capacità del professionista) innesca un contenzioso di inimmaginabile portata del quale né il Governo, né i ministri Bersani e Visco, né le forze politiche che anche trasversalmente approvano i contenuti del decreto n.223 hanno appena appena preso in considerazione.

Il Parlamento nella convertire in legge il decreto Bersani è chiamato ad una meditata riflessione.

Andrea Maniscalco, Presidente
Roma, 15 Luglio 2006

 

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