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Quale futuro per i Liberi Professionisti

Il 30.09.2007 è scaduta la vigenza del CCNL per i dipendenti degli studi professionali.

Il SINGEOP ha sottoscritto il primo contratto del 1978 e lo ha rinnovato nelle successive edizioni dimostrando, con distinzione d’impegno, di credere fortemente che il CCNL fosse non solo lo strumento di disciplina dei rapporti etico-economici tra i liberi professionisti (come parte datoriale) e i loro collaboratori ma anche lo strumento per mezzo del quale i liberi professionisti potessero ottenere il riconoscimento, a pieno titolo, del loro ruolo di componente socialmente utile al progresso civile, sociale e produttivo del Paese come è dimostrato dai numeri che quantificano in oltre 1,4 milioni gli addetti occupati nel comparto delle professioni intellettuali e che rappresentano la percentuale occupazionale più alta dopo quella del pubblico impiego.

In effetti, il Governo, nel 2001, ha riconosciuto alle rappresentanze sindacali dei liberi professionisti il ruolo di “parte sociale” e come tali siedono al tavolo della concertazione anche se, troppo spesso, ne è ignorato il loro contributo così che i liberi professionisti sono, di fatto, considerati una componente marginale che poco conta nello scenario politico-economico-sindacale del Paese.

Poco conta verso le istituzioni governative e poco conta verso le OO.SS. che, ma solo per fatto strategico, ritengono il confronto dialettico con le Associazioni sindacali dei liberi professionisti solo perché il CCNL è strumentale alla loro visibilità per accrescere il loro potere contrattuale verso il Governo.

In questo scenario i professionisti dell’area tecnica (agronomi, architetti, geologi, geometri, ingegneri, periti) sono quelli maggiormente colpiti e penalizzati. Contrariamente a quanto capziosamente conclamato da certa parte politica e prontamente ripreso da certi organi d’informazione l’accesso al lavoro dei professionisti esercenti attività tecniche è disciplinato dalle norme di legge che impongono l’affidamento degli incarichi a mezzo di concorso pubblico. Concorsi che per il loro meccanismo sono tutt’altro che improntati ai principi della leale concorrenza tra i partecipanti e della trasparenza delle procedure. Principi che puntualmente sono contraddetti proprio nell’articolato della legge laddove si mettono sullo stesso livello i liberi professionisti, le associazioni tra professionisti, le società messi in competizione non solo per gli incarichi di una certa rilevanza di contenuti progettuali ed economici, ma indiscriminatamente anche per quelli di modesto importo.

Il SINGEOP ha proposto al Ministero delle Infrastrutture di limitare una soglia minima riservata ai giovani professionisti e più in generale a quelli, anche più anziani, che non possono competere per mancanza di adeguati curriculum o di strutture tecnico-economiche ma il Ministro competente ha sempre glissato i ricorrenti solleciti impegnato più a partecipare a conferenze televisive piuttosto che dedicare tempo all’esame di proposte di rilevanza sociale per favore l’accesso e la stabilizzazione nella professione di molti giovani. La stragrande maggioranza dei liberi professionisti vive e opera nei piccoli centri urbani dove le opportunità di lavoro sono pochissime e sempre tali da non permettere guadagni adeguati ad un decoroso tenore di vita.

Il legislatore, anche sulla spinta delle prese di posizione dell’Antitrust, con pervicace protervia vuole ritenere che i liberi professionisti sono assimilati a Imprenditori e gli Studi professionali ad attività commerciali. Non è difficile dimostrare la falsità di questi preconcetti che frutto di una vetera ideologia che ha demonizzato il lavoro autonomo, nel qual è ricompresa la libera professione, indiziato di essere il grande serbatoio dell’evasione fiscale.

Chi ha promosso e legiferato quelle norme non ha voluto indagare nel contesto economico dove opera il libero professionista che esercita una professione tecnica le cui prestazioni sono volte prevalentemente ad una committenza pubblica o ad una committenza privata che opera per l’ente pubblico. In questo contesto è assolutamente impossibile l’elusione o l’evasione fiscale essendo obbligatoria l’emissione della parcella e la ritenuta alla fonte della ritenuta in acconto.

Il Governo Prodi ha varato norme vessatorie nei confronti dei liberi professionisti. La legge Bersani, in nome della presunta liberalizzazione dei servizi, ha creato con l’abolizione dei minimi tariffari (che tantissime pubbliche amministrazioni interpretano come abolizione tout court delle tariffe) una inarrestabile corsa al ribasso delle prestazioni di progettazione e consulenza, ribasso che in talune zone ha raggiunto la scandalosa cifra del 70% in una competizione senza regole mortificando il valore intellettuale dell’operato dei professionisti.

In quest’ultima fase legislativa il Parlamento ha impresso una forte accelerazione all’annosa questione della “riforma delle professioni” dove giace una imponente documentazione di proposte e di disegni di legge ognuna tanto diversa dalle altre a testimoniare che nessuna compagine politica riesce a definire un nuovo modello istituzionale degli ordinamenti professionali con il risultato di avere aggrovigliato un nodo del quale non si riesce più nemmeno ad arrivare al capo corda.

I concomitanti interessi di Confindustria e delle Leghe delle Cooperative che vogliono impadronirsi del mercato dei servizi professionali la prima per sottoporli, sotto forma di prestazioni professionali strutturate come organizzazioni economiche ad elevato contenuto tecnologico per gestire, di concerto con il potere politico, le reti dei servizi pubblici (si veda la vicenda legata alla questione dei rifiuti urbani della Campania), l’altra per conclamare le grandi opportunità allo sviluppo occupazionale giovanile organizzando adeguate strutture cooperative (ma qualcuno dovrebbe ricordare che anni ’80 il Parlamento approvò parecchie leggi per favorire l’occupazione giovanile, leggi tanto enfatizzate ma dimostratesi tutte, invece, un grande flop perché non svilupparono per nulla l’occupazione dei giovani ma furono soltanto un grande business per le organizzazioni cooperativistiche che fecero man bassa negli incarichi conferiti dalle pubbliche amministrazioni).

In questa gran confusione gravi responsabilità hanno i Consigli degli Ordini, singolarmente o aggregati nella fantomatica sigla del CUP. I soggetti che governano al più elevato livello il mondo professionale hanno gravemente contribuito a rendere ancor di più oscuro lo scenario nel quale avrebbe dovuto prendere corpo una riforma del mondo delle professioni. Non hanno compreso che i liberi professionisti sono soggetti “parte sociale” del sistema politico ed economico del Paese e che in questo ruolo parte prevalente e predominante sono le questioni concernenti il “lavoro” in tutte le sue complesse sfaccettature ivi comprese, e non di secondaria importanza, le relazioni con le OO.SS. dei lavoratori per quanto concerne la disciplina del lavoro negli studi professionali.

Questo tasto tocca il tema della “rappresentanza”. I Consigli degli Ordini pretendono di avere la rappresentanza degli “interessi economici dei liberi professionisti” interpretando in modo opportunistico e distorto il significato delle leggi istitutive che sono emanate solo per la “tutela del titolo e della professione” vanificando quello che è la specifica funzione di organismo di magistratura della professione a salvaguardia degli interessi del cittadino-utente e della collettività.

Questo è lo scenario nel quale i liberi professionisti dovranno misurarsi e confrontarsi con la nuova classe politica che sarà eletta nel prossimo Parlamento.

Una volta concluso con le OO.SS. l’iter per il rinnovo dei contenuti normativi ed economici del CCNL sarà prioritario sollecitare, attivando tutte le possibili forme di pressione e di lobby, le forze politiche, il Parlamento e il Governo a rivedere, almeno per ciò che attiene le professioni tecniche, le norme comprese nel “pacchetto Bersani” e quelle contenute nelle leggi sulle opere pubbliche relative alla partecipazione ai concorsi di progettazione e di consulenza.

Andrea Maniscalco

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