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SINDACATO NAZIONALE DEI GEOLOGI PROFESSIONISTI

aderente alla Confprofessioni
 
 

UN PATTO COSTITUENTE PER LO SVILUPPO

I LIBERI PROFESSIONISTI PER UNO STATO PIU’ EFFICIENTE
E UN CITTADINO PIU’ TUTELATO

Confprofessioni tende la mano alla politica per avviare una serie di riforme sul fronte della spesa pubblica, fisco, lavoro e professioni per dare il proprio contributo a ridare fiato all’economia e restituire fiducia al Paese.

Confprofessioni, parte sociale al pari delle organizzazioni degli altri settori produttivi del Paese, rappresentanza dei liberi professionisti e lavoratori della conoscenza, ha titolo a essere consultata dal Governo e a confrontarsi con le altre rappresentanze sindacali, sia imprenditoriali che dipendenti, per tutte le scelte di politica economica per lo sviluppo del Paese e la diffusione del benessere tra i cittadini.

 

Bastano due elementi congiunturali per inquadrare nella giusta prospettiva lo stallo politico ed economico che l’Italia sta vivendo. Gli indicatori economici relativi al 2007 mettono in evidenza la debolezza strutturale del Paese: la crescita del Pil si è arenata all’1,5%, confermando ancora una volta le sofferenze di un sistema produttivo logoro e ancorato a modelli di sviluppo obsoleti; l’aumento della pressione fiscale, balzata al 43,3% nel 2007, ha determinato un miglioramento dei conti pubblici, riducendo il rapporto tra deficit e Pil all’1,9%, ma ha penalizzato fortemente lo sviluppo economico e i consumi delle famiglie.

In questo contesto, il compito che attende la classe politica è assai arduo e complesso. In via prioritaria si dovrà attuare una serie di interventi strutturali per contenere la spesa pubblica, alleggerire la pressione fiscale e snellire le procedure burocratiche: tre passi per ridare fiato all’economia e restituire fiducia ai professionisti, ai mercati e ai cittadini. Su questi punti, urgenti e indispensabili, il prossimo Governo potrà contare sulle competenze delle libere professioni intellettuali che, attraverso Confprofessioni, la Confederazione che rappresenta i liberi professionisti in Italia e in Europa, lancia un patto costituente con la politica, articolato in quattro pacchetti di riforma:

1) Pubblica Amministrazione
2) Fisco
3) Lavoro
4) Professioni

 

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il contenimento della spesa pubblica passa inevitabilmente attraverso una migliore organizzazione della macchina amministrativa e una semplificazione delle procedure.

I professionisti italiani si propongono come interlocutore privilegiato nei rapporti tra P.A., imprese e cittadini, grazie alle specifiche competenze e attribuzioni che la Costituzione riconosce alle attività intellettuali.

In questo senso, l’apporto delle categorie professionali potrebbe sgravare l’Amministrazione da una serie di lentezze burocratiche, semplificando le procedure e favorendo le relazioni tra Stato-impresa-cittadini.

 

FISCO

Sul fronte fiscale, è indispensabile garantire trasparenza nei rapporti con l’Amministrazione Finanziaria, semplificazione, stabilità e certezza delle norme tributarie, prevedere la completa deducibilità delle spese sostenute per la produzione del reddito di lavoro autonomo, incluse le spese sostenute per la formazione professionale.

Si ritiene inoltre necessario la revisione della norma sull’obbligo della tracciabilità degli incassi e pagamenti per gli studi professionali, evitando discriminazioni rispetto al trattamento riservato agli altri cittadini; una ridefinizione selettiva degli studi di settore e una normativa Irap più aderente alle realtà professionali (per esempio, eliminazione Irap per studi professionali che occupino fino a tre addetti).

 

LAVORO

Il comparto delle libere professioni si è rivelato il più dinamico sul fronte occupazionale, con tassi di crescita che non trovano riscontro in alcun altro settore produttivo. Per non disperdere la vitalità del sistema professionale, Confprofessioni, Parte Sociale dal 2001, propone di:

• allargare gli incentivi all’occupazione e le agevolazioni per le nuove assunzioni – già previsti per il sistema delle imprese – anche agli studi professionali. Tecnicamente, si potrebbe sostituire al termine «imprese» il più adeguato «datore di lavoro» che, nella fattispecie, ricomprende anche gli studi professionali;

• riportare allo Stato la competenza, che la legge sul Welfare del 24/12/2007, ha attribuito alle Regioni, e la gestione delle risorse finanziarie, laddove è prevista una decontribuzione legata alla produttività, elevando l’attuale limite del 3% sul reddito annuo del lavoratore ad almeno il 10%, anche estendendo tale decontribuzione ad accordi territoriali;

• modificare le attuali norme sulla previdenza integrativa, che stabiliscono l’obbligatorietà della destinazione del Tfr sulla base delle dimensioni aziendali, introducendo un criterio basato sull’età anagrafica e contributiva del lavoratore – non sulla dimensione aziendale - al fine di favorire i giovani, che saranno più penalizzati dal nuovo sistema contributivo;

• introdurre nuovi modelli di Welfare per rafforzare i diritti e rispondere ai maggiori bisogni dei lavoratori;

• favorire la cultura della sicurezza e non un sistema esclusivamente sanzionatorio anche attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta ai datori di lavoro che sono in possesso del certificato di conformità alle norme sulla sicurezza. Gli utili di bilancio annuali dell’INAIL possono essere destinati alla riduzione dei premi versati dai datori di lavoro, per un relativo impiego nell’ambito della sicurezza.

 

PROFESSIONI

I professionisti rappresentano un “comparto produttivo”, punta di diamante del processo di terziarizzazione dell’economia, coerente con il raggiungimento degli obiettivi del Trattato di Lisbona per la costruzione della società della conoscenza, in cui il maggior problema risiede nel trasferimento delle conoscenze, non solo tecnologiche, compito che in buona parte la rete territoriale dei liberi professionisti già assolve.

In questo senso, sono necessari una serie di interventi che favoriscano il riconoscimento della centralità delle attività intellettuali nel contesto economico e sociale del Paese.

Innanzitutto, è prioritario un miglior raccordo tra Università e studi professionali per consentire ai giovani che si avviano alla professioni di poter beneficiare di una serie di tutele e garanzie che diano continuità al processo educativo, in particolar modo durante il tirocinio.

In second’ordine, occorre introdurre un coordinamento stabile, strutturato e organico tra Ordini (Organi dello Stato), Confprofessioni (rappresentanti sindacali dei professionisti) e Istituzioni e Ministeri competenti con i quali le attività dei liberi professionisti si intersecano (Giustizia, Salute, Attività Produttive, Lavori Pubblici, Lavoro e Previdenza, Entrate, Università e Ricerca).

In questo senso, si propone l’istituzione di un Sottosegretariato per le professioni presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che potrà essere poi integrato nella futura riforma del sistema professionale in Italia.

 

LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI

E’ indispensabile giungere alla conclusione di un difficile e finora improduttivo percorso di riforma delle professioni, lasciando una realtà, quella professionale, naturalmente portata a interpretare e anticipare le evoluzioni, priva di adeguati strumenti di gestione dello sviluppo e del cambiamento, scollegata dal reale andamento sociale, scientifico ed economico, oggetto più che soggetto di decisioni sempre più prese al suo esterno, facile vittima di forze e interessi più consolidati, ma privi di quei principi che hanno finora contraddistinto e qualificato il comparto libero professionale.

Su tutto grava la minaccia, sempre più concreta, di trovarsi calata dall’alto una regolamentazione comunitaria (o liberalizzazione) comunque lontana dalla nostra cultura e dalla nostra realtà.

Si tratta quindi di affrontare il nodo definitivamente e realisticamente, concretizzando il lungo lavoro fatto, senza ripartire da zero, considerando che i componenti del sistema non sono cambiati. Si ritiene ragionevole, giustificato e utile riprendere quello, tra i testi proposti come disegno di legge, che abbia accolto il più ampio consenso tra le parti.

“Professioni” e “professionisti” non sono sinonimi, una riforma “ordinamentale” delle professioni, come è emerso dal dibattito degli ultimi dieci anni, incide poco o nulla sulla vita lavorativa dei professionisti; sancirebbe, anche se in ritardo, l’esistenza di professioni diverse da quelle tradizionali e la necessità di regolamentarne l’esercizio. Con la riforma del sistema è il momento di mettere mano alle competenze professionali evitando sovrapposizioni e confusioni tra profili professionali vecchi e nuovi.

Si dovrà distinguere tra la rappresentanza istituzionale della professione e quella dei professionisti, evitando confusione tra il ruolo di controllo a garanzia del cittadino e della collettività (Ordini) e quello di tutela degli interessi del professionista (Confprofessioni).

 
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