SINGEOP - home

SINGEOP
SINDACATO NAZIONALE DEI GEOLOGI PROFESSIONISTI

aderente alla Confprofessioni
 
 
  On.le Presidente del
Consiglio dei Ministri
Largo Chigi, 1
00100 ROMA RM
  On.le Ministro
dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare
Via Cristoforo Colombo, 44
00100 ROMA RM
  On.le Ministro
delle Infrastrutture e dei Trasporti
Piazza di Porta Pia, 1
00100 ROMA RM

Roma, 12 Ottobre 2009

A poco più di cinque mesi da un terremoto disastroso un’altra calamità si è abbattuta sul nostro Paese con pesanti perdite di vite umane, con la devastazione delle abitazioni e anche con ripercussioni gravissime sul sistema socio-economico delle aree interessate. Ancora una volta per il mio tramite questa Associazione dei Geologi Professionisti esprime il profondo cordoglio ai cittadini che sono stati così duramente colpite negli affetti più cari.

Ogni volta che il nostro Paese viene devastato dalle forze della natura l’interrogativo più ricorrente che viene posto è quello della possibile previsione; in sostanza i cittadini chiedono se l’evento poteva essere previsto e preannunciato. E’ un interrogativo fuorviante che lascia spazio solo alla sterile polemica di chi, inutilmente e senza una consapevole conoscenza dei fenomeni, tenta di individuare specifiche responsabilità alla ricerca di un capro espiatorio.

Ma se è praticamente impossibile prevedere l’insorgere di eventi sismici non è però altrettanto difficile stabilire dove attendersi il disastro in occasione di precipitazioni meteorologiche particolarmente o eccezionalmente abbondanti.

Nella memoria di tanti è ancora vivissimo il ricordo delle devastazioni delle piene del Po e dell’Arno, delle alluvioni nella Val d’Ossola, nella Val Polcevera e di quelle più recenti di Sarno e Soverato. Sono gli esempi più eclatanti ma le esondazioni dei corsi d’acqua e lo sbriciolarsi dei versanti montani sono eventi quotidiani nell’autunno-inverno.

All’indomani della piena dell’Arno che sommerse la città di Firenze l’allora Ministro dei LL.PP. insediò un’apposita Commissione con il compito di procedere alla verifica di un piano che tenesse conto di tutti i molteplici fattori in capo alla difesa idraulica e del suolo e di studiare una programmazione degli interventi da mettere in campo. La Commissione presieduta dall’eminente Prof. Giulio De Marchi concluse i suoi lavori con un’approfondita e documentata “Relazione” nella quale venivano posti in luce non solo gli aspetti fondamentali del vasto problema nazionale ma la stessa si addentrava anche nella previsione della spesa occorrente per i necessari interventi.

La Commissione De Marchi stimava in quasi 10.000 miliardi di lire (in valuta del 1970) l’impegno finanziario. Si constata che da quell’epoca al complesso e ponderoso lavoro di quella Commissione, nella quale erano insediate numerose personalità del mondo accademico e professionale oltre ad autorevoli rappresentanti dell’Amministrazione Pubblica, non si è dato seguito con un’organica normativa di legge che tenesse in conto tutte le complesse problematiche derivate dalla fragilità e vulnerabilità del territorio italiano.

Il contesto legislativo si è arricchito di norme e di provvedimenti solo a seguito del verificarsi di catastrofi come nel caso dell’alluvione a Sarno, nella quale, giova ricordarlo, la causa prevalente se non esclusiva era da ricondurre alle inconsulte scelte urbanistiche che avevano permesso l’edificazione su una “conoide attiva” al piede di un’incisione valliva insistente su terreni profondamente degradati.

Si possono attribuire precise responsabilità nei criteri di formazione dei Piani Regolatori e nelle scelte politiche di quelle Amministrazioni Comunali che hanno favorito l’espansione urbanistica in aree a grande rischio geologico non riconoscendone o sottovalutandone l’importanza dei fenomeni conseguenti.

Necessita, perciò, una diversa visione del problema “difesa del suolo” che così duramente colpisce vite umane e patrimonio civile e culturale del Paese. Occorre prendere atto che nella sua fragilità il territorio italiano e gravemente malato e solo con l’intervento qualificato e specialistico dei suoi “medici”, i Geologi Professionisti, si possono correttamente individuare le soluzioni più opportune.

Alla luce delle esperienze maturate in occasione di eventi catastrofici deve far seguito un’adeguata valutazione del ruolo dei Geologi Professionisti quali tecnici specialisti con funzione “preminente e prioritaria” nella programmazione urbanistica, nell’individuazione dei siti per gli insediamenti produttivi ad alto rischio e nella progettazione delle opere pubbliche e private, delle infrastrutture. In altre parole su tutto ciò che riguarda la salvaguardia del territorio e di tutto ciò che su di questo viene edificato.

Il ruolo tecnico dei Geologi, allo stato attuale delle vigenti normative, è troppo spesso disatteso o sottovalutato o, al più, ricondotto ad una mera funzione subalterna di “consulente” ove richiesto, salvo l’interpello “a posteriori” per cercare, spesso, di attribuirgli responsabilità che non ha.

Con chiara evidenza si tratta di un comportamento culturale che è nella direzione opposta al concetto del “fare bene con scienza e coscienza” secondo le specifiche capacità e competenze dei soggetti professionali che concorrono all’elaborazione del “progetto” con l’obbiettivo di limitare gli eventuali rischi presenti.

Tutto quanto sopra nel superiore interesse del Paese e dei Cittadini.

Nel ringraziare per l’attenzione porgo doverosi ossequi.

 

Andrea Maniscalco
Presidente

 

HOME Chi siamo Statuto

SINDACATO NAZIONALE DEI GEOLOGI PROFESSIONISTI
aderente alla Confprofessioni
Via Tommaso Campanella, 41 – 00195 ROMA RM
Tel: 0639732126 - FAX: 0639732126 - Mob: 3394482624

e-mail