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SINDACATO NAZIONALE DEI GEOLOGI PROFESSIONISTI

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XIII CONGRESSO NAZIONALE DEI GEOLOGI
Matera, 10-11-12 maggio 2007

Il trascorso 2006 è stato un anno che ha segnato pesantemente il destino presente e futuro dei Liberi Professionisti e ciò perché il Governo Prodi e segnatamente il suo Ministro On.Bersani ha mirato con alzo zero sul mondo del lavoro autonomo con il decreto di luglio poi convertito nella legge 248 contenente le “misure urgenti per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della competitività per la tutela dei consumatori e per la liberalizzazione dei settori produttivi”.

Le Organizzazioni sindacali dei Liberi Professionisti, gli Ordini Nazionali, le Casse di Previdenza si sono mosse con manifestazioni di protesta nei confronti del Governo culminate nella marcia dei 50.000 mila che si è svolta a Roma nel mese di ottobre.

Il Ministro Bersani ha partorito quella legge con il criterio della decretazione d’urgenza, senza neppure una consultazione di facciata con gli Ordini e con i Sindacati dei liberi professionisti che pure sono riconosciuti, questi, nel ruolo di parte sociale con la sottoscrizione del CCNL per i dipendenti degli studi professionali e permanentemente siedono al cosiddetto tavolo della concertazione.

Quella legge ha destabilizzato con un colpo solo un sistema consolidato nella cultura civile del Paese e ha cambiato radicalmente i connotati ai liberi professionisti.

Ho detto che l’iter della legge 248 è stato approntato con il carattere d’urgenza, ma probabilmente non tutti ricordano che il motore si era acceso nel lontano 1994, quando l’Antitrust, che allora era presieduta dall’On.Amato, iniziò un’indagine conoscitiva del mondo delle professioni conclusasi con l’attribuire le supposte restrizioni alla concorrenza e all’accesso al lavoro dei giovani laureati nell’esame di stato gestito dagli Ordini, nella mancanza di idonei codici deontologici e nelle tariffe obbligatorie fisse o minime.

A distanza di tanti anni nel corso dei quali gli Ordini e i Sindacali dei liberi professionisti concertavano, nel Parlamento, le soluzioni che potessero essere soddisfacentemente condivisibili in armonia con le specifiche connotazioni di tutte le categorie professionali e stavano già producendo interessanti risultati dopo un estenuante lavoro di connessione dei molteplici interessi in gioco e si poteva finalmente giungere ad una legge organica è spontaneo porsi una domanda: perché l’esigenza di tanta fretta?

Cotanta fretta è, per noi, dettata dall’intendimento di onorare la cambiale che fu sottoscritta in campagna elettorale dalla compagine di centro-sinistra con la Confindustria e le OO.SS. Queste organizzazioni, da parecchio tempo, con particolare attivismo, si sono inserite nel problema della riforma delle professioni patrocinando le istanze delle cosiddette “professioni emergenti” convergenti nella FITA e accreditate nel CNEL e delle società d’ingegneria associate nell’OICE perché hanno inteso (non da oggi ma dall’altro ieri) che i servizi professionali sono un ricco affare e il business è particolarmente sostanzioso specialmente nei settori delle professioni tecniche con le commesse di progettazione e direzione lavori nelle opere pubbliche

L’art. 2 della 248 detta le “disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali” con il ché si aboliscono le tariffe, s’introduce la pubblicità dei titoli, delle specializzazioni, delle caratteristiche del servizio offerto, del prezzo delle prestazioni e s’introduce, infine, la facoltà di fornire servizi professionali per mezzo di società interprofessionali.

I punti cardinali del progetto di riforma delle professioni che le forze politiche di questo Governo stanno mettendo a punto e che ha iniziato i suoi passi con la Legge Bersani e si concluderà con la il D.d.L. Mastella sono il principio della libera concorrenza, l’abolizione delle tariffe e degli esami di stato.

Per l’On.Bersani la concorrenza è un fatto puramente economico e quindi, mettendo tutti sulla stessa linea di partenza, vincerà quello che fornirà il servizio al costo più basso. Niente di più falso se correttamente s’intende che la prestazione professionale è esclusivamente di natura intellettuale, basata sulla capacità, abilità e competenza del professionista, qualità che si acquisiscono prima con un adeguato percorso scolastico e si consolidano nel tempo nella pratica e con l’esperienza.

Riscontriamo nella vigente legislazione sui LL.PP. un paradosso che contraddice il principio della libera concorrenza nei concorsi di progettazione e direzione lavori e più in generale negli affidamenti d’incarichi al disotto della “soglia” di 100.000,00 € Su questo tema il Sindacato ha presentato da tempo concrete proposte al Ministero delle Infrastrutture, apprezzate e condivise dagli organi burocratici, ma il Sen.Di Pietro si è reso ancora latitante.

La norma legislativa consente la partecipazione ai concorsi a tutti: liberi professionisti, associazioni tra professionisti, società. Ogni concorrente deve fornire la necessaria documentazione relativamente al curriculum dei lavori negli ultimi 3/5 anni, al volume d’affari e all’organizzazione della struttura professionale.
Noi diciamo che siffatta legge lede palesemente tutti i più conclamati enunciati in materia di concorrenza e di accesso al lavoro, specialmente per i più giovani.

Noi diciamo che la concorrenza non si misura sul valore economico di una prestazione ancora da rendere; la qualità della prestazione si qualifica e si certifica sulla competenza specifica del professionista di addivenire alle più soddisfacenti soluzioni tecnico-scientifiche adeguate al problema in essere a beneficio dell’interesse del committente.

Le tariffe minime e fisse, quindi, contrariamente a quanto ha pensato e pensa l’On.Bersani, sono proprio lo strumento di calmiere economico-contrattuale di garanzia del Cittadino-utente e della P.A. che mette tutti i professionisti sullo stesso livello di costo, non lede la dignità e il decoro della persona, non ne snatura l’identità, non ne limita l’autonomia intellettuale, non lo deifica a forza lavoro per divenire strumento passivo per la produzione in mano al capitale.

 

Andrea Maniscalco
Presidente

 

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